Anaffettività: cosa si intende, quali sono le cause, cosa può fare la psicoterapia

Cosa si intende per anaffettività?

Una persona anaffettiva ha difficoltà, o totale incapacità, a percepire emozioni o sentimenti e ad esprimerli.

In genere una persona anaffettiva si riconosce da alcuni aspetti distintivi:

  • appare fredda e distaccata
  • prende tutto seriamente, mostra incapacità a scherzare o a essere autoironica
  • non accetta le critiche degli altri
  • non riesce a godersi le relazioni
  • appare cinica e dedita al lavoro, focalizzandosi su di esso senza coinvolgimenti emotivi.

L’anaffettività non è una patologia, ma una caratteristica del funzionamento personale, piuttosto invalidante e causa di sofferenza e di fallimenti nelle relazioni interpersonali.

È un atteggiamento difensivo nei confronti delle emozioni, che possono essere fonte di sofferenza. Infatti l’anaffettivo non è socievole, parla poco e quando lo fa è per affrontate discorsi sul lavoro o su cose pratiche.

Tende ad essere indifferente e apatico, e chi si relaziona con lui tende a stancarsi e allontanarsi.

Spicca per rigidità e perfezionismo, preferisce dare  importanza agli aspetti materiali dell’ esistenza.

Questi aspetti compromettono la sua qualità della vita, ma generano sofferenza anche in parenti e amici: l’anaffettività viene infatti vissuta come mancanza di interesse e di empatia.

Quali sono le cause?

La propensione all’anaffettività proviene da tre fattori principali:

  • fattori di predisposizione biologica
  • qualità e tipologia delle relazioni precoci con le figure di riferimento primarie
  • esperienze relazionali successive

Nel corso dell’infanzia chi si occupa dell’accudimento dei piccoli garantisce protezione, sostegno, calore, cibo, contatto e scambi emotivi. Sa riconoscere i bisogni fisici e affettivi, li rispecchia e li soddisfa. Chi ha avuto delle figure accudenti competenti ha percepito il loro interesse e la loro comprensione.

Un bambino che sperimenta questo tipo di relazione, svilupperà un’idea di sé come di una persona degna di amore e di interesse, da parte di adulti capaci di capirlo. In questo caso il bambino sentirà che è possibile esprimere i propri stati interni, perché hanno un valore.

In altre situazioni avviene qualcosa di molto diverso nel rapporto bambino/adulto.

Può succedere che gli adulti siano poco sintonizzati sui bisogni del bambino, e che si comportino in modo poco coerente con essi: il bambino ha fame, e lo mettono a letto; ha bisogno d’affetto e gli danno da mangiare rapidamente.

Sono fraintendimenti che non sono basati sull’intenzione di fare del male: probabilmente anche i genitori non hanno avuto modo, nella loro esperienza di vita, di sviluppare capacità di sintonizzazione affettiva.

Quello che accade con il passare del tempo è che il bambino sviluppa la convinzione che gli altri siano poco interessati e poco disponibili per i suoi stati interni; lui stesso comincia a faticare a capire quali stati interni sta vivendo e quali emozioni sta provando.

Nella relazione con le figure di riferimento sviluppa una considerazione delle emozioni vulnerabili come fonte di fastidio: una possibile conseguenza è lo sviluppo di uno stile relazionale che considera il focalizzarsi sui propri stati interni, e la loro verbalizzazione, come comportamenti da evitare, poiché potrebbero allontanare l’altro, come è sempre stato nelle sue esperienze relazionali precoci.

Cosa può fare la psicoterapia?

La consapevolezza del problema e un lavoro psicoterapico possono portare l’individuo anaffettivo a migliorare il proprio atteggiamento.

Attraverso la psicoterapia la persona anaffettiva può impegnarsi in un lavoro di aumento di consapevolezza dei propri stati interni e può senz’altro sviluppare la sua capacità di identificare e dare un nome alle proprie emozioni.

Inoltre grazie alla psicoterapia la persona può imparare a riconoscere quando ci sono degli ostacoli nelle relazioni che gli impediscono di condividere i propri sentimenti, o di entrare in risonanza con quelli altrui.

È importante tenere presente che la modalità anaffettiva si è andata a strutturare nel corso di anni di vita: chi decide di iniziare un percorso di psicoterapia deve mettere in conto un periodo di lavoro che difficilmente potrà ridursi a pochi mesi.

È sicuramente un tipo di lavoro che impegna, ma può dare la possibilità di aumentare la consapevolezza sulle proprie dinamiche interne.

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